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Infortunio Drole, ecco cosa è successo. Il giocatore: Mi dispiace per la squadra

Il primo a soccorrerlo e a tiragli il braccio destro fratturato è stato Pierpaolo Bisoli che si è accorto subito della gravità della situazione. Jean Armel Drole si era rialzato come una saetta, nonostante la brutta scena dell'arto fratturato e "cadente". All'Ospedale Santa Maria della Misericordia lo riconoscono in tanti e nella stanza dove attende di entrare in sala operatoria racconta a Don Stefano come è andata. "Avevo appena fatto un salto per andare a prendere un pallone di testa in un contrasto, mi sono accorto che stavo cadendo male. E' stato un attimo: l'istinto mi ha fatto pensare che avrei potuto farmi male ad un ginocchio e per ripararmi ho messo male il braccio che si è piegato su se stesso. Ho sentito subito un dolore fortissimo - spiega Drole a Don Stefano, tutore dell'istituto Salesiani Don Bosco dove il giovane attaccante risiede - e mister Bisoli mi ha subito preso il braccio forse per non farmi impressionare troppo.

E' caro il mister, mi vuole bene e mi ha chiamato anche adesso"

Il telefono squilla e nella stanza del reparto di traumatologia c'è anche il dottor Giuseppe De Angelis, medico della squadra, che controlla il ragazzo e parla al telefono con alcuni colleghi.
Drole si passa la mano sul volto, un po' di sconforto è normale dopo un incidentè così. "Mi dispiace tanto perché non posso aiutare la squadra -sussurra il giovane ivoriano- spero di rientrare il prima possibile. Quanto? Mi hanno detto 45 giorni, ma ancora non lo so di preciso. Anche a Vercelli ho avuto paura: ho preso una botta alla testa e mi si è appannata la vista. I compagni mi parlavano, ma le loro voci erano sempre più cupe".
Poche parole e un sorriso accennato, perché il telefono squilla e i messaggi portano conforto.
Pochi istanti ancora e arriva la barella che l'accompagnerà in sala operatoria: la stessa che lo riporterà in camera tre ore e mezza dopo.
L'intervento, eseguito dal prof. Auro Caraffa, è perfettamente riuscito.
Drole tornerà in campo tra un mese e mezzo circa, settimana più settimana meno, ma per essere più precisi bisognerà attendere ancora.
Un tempo infinito per uno che ha bruciato le tappe, ma le gambe sono integre ed è quello che conta.

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