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Rolando Bianchi a Umbria Tv: "Questo Grifo è forte, deve solo crederci di più. E ai playoff..."

Un Rolando Bianchi a cuore aperto quello che è stato ospite ieri sera di Riccardo Marioni a “Fuori Campo” su Umbria Tv. Il centravanti ha cominciato ricordando i suoi inizi da calciatore e il percorso che lo ha portato a vestire la maglia del Perugia con cui ha già collezionato 3 presenze e un gol.

L’IMPRESA DI REGGIO E LA PREMIER - Dopo gli esordi con la maglia dell’Atalanta e gli inizi da professionista, la svolta arriva con la Reggina: “Una grande impresa con la salvezza conquistata  partendo da -15, poi divenuti -11 – ha detto il centravanti -. Un gruppo pazzesco e tutta la Calabria era con noi, per questo penso che la cittadinanza onoraria che ci hanno dato non la ritengo esagerata. Io poi feci 19 gol”. Da lì il Manchester City: “Mi volle Eriksson forse dopo aver chiesto consiglio a Mancini e avermi visto con la maglia dell’Italia Under 21 che ho avuto l’orgoglio di indossare. Non ero sempre titolare ma quando sono andato via avevo segnato 6 gol ed ero comunque il capocannoniere della squadra. Quella inglese è stata un’esperienza unica dal punto di vista umano, ma avevo ricevuto la pre-convocazione per l’Europeo e sono andato alla Lazio per essere seguito più da vicino”.

IL TORO - Dopo mezza stagione l’elevato costo del suo riscatto fece desistere i biancocelesti e Bianchi approda al Torino: “Una maglia che mi è rimasta addosso e sono fiero di essere entrato nella storia di un club tanto glorioso e aver scritto il mio nome al fianco di quello di tanti grandissimi calciatori. In granata ho segnato il mio 70esimo gol a Bergamo, la mia città, superando oltretutto Loik che era il decimo marcatore granata di sempre. Ero arrivato tra i fischi perché l’anno prima avevo preferito la Lazio, poi pian piano quella granata è divenuta la mia seconda casa e sono andato via tra gli applausi. E poi lì ho conosciuto Novellino, un tecnico preparato e una grande persona a cui ancora sono legato anche se in granata non fu troppo fortunato”.

LA SCINTILLA CON IL GRIFO - Poi Bologna, Atalanta e gli spagnoli del Mallorca prima del recente approdo al Perugia: “Stagioni poco fortunate, anche se in Spagna stavo bene. Poi però, visto che il nuovo tecnico non amava le mie caratteristiche, ho colto la palla al balzo accettando l’offerta del Grifo. Non ho guardato ai soldi, perché sto ancora bene fisicamente e voglio divertirmi a giocare a calcio, ma al progetto e alla formidabile batteria di esterni che possono assecondare le mie caratteristiche: essere ricordato come a Reggio Calabria o al Toro vale più dei soldi. E a Perugia spero di vivere un’avventura così. I tifosi? Sono contento di essere qui per farmi conoscere, noi calciatori possiamo fare quello che ci piace solo perché ci sono i tifosi. Anche quando le cose non vanno bene e non si viene apprezzati, se non si eccede, le critiche vano accettate perché il nostro lavoro”.

LA GARA CON LO SPEZIA - Il discorso finisce poi sul recente pareggio a reti bianche incamerato dallo Spezia al Curi in dieci uomini: “I liguri si sono difesi bene chiudendoci tutti gli spazi e noi avevamo a centrocampo due giocatori nuovi, alla fine il punto non è da buttare via. I miei rientri in difesa? A me piace correre – ha detto il bomber ridendo -. Il mio partner ideale in carriera? Di certo Amoruso, ma anche Antenucci. Di Carmine? Mi ci sono trovato bene e ci dispiace per la sua partenza, ma mi trovo bene con tutti e anche con Matteo (Ardemagni, ndr) sabato non penso che siamo andati male e del resto nelle giovanili facevo coppia con Pazzini, lavorandoci tutto si può fare. Ma anche Aguirre mi è sembrato molto bravo e Guberti bisogna solo aspettarlo”.

PROSPETTIVE E SOGNI - Ecco dunque che pian piano Bianchi si apre e svela quali sono i suoi sogni e le sue ambizioni: “Il gruppo mi piace molto sia come caratteristiche tecniche che a livello umano. Ho visto ragazzi dalle grandi doti che devono solo credere un po’ più in se stessi. Mi ha colpito molto Del Prete, che è un grande calciatore e non so cosa ci faccia in B, come Spinazzola che avevo conosciuto però già a Bergamo. E poi a livello umano ho avuto conferme della fama di Comotto, grande professionista e un esempio per tutti ancora oggi nonostante ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Appena sono arrivato è stato il gruppo ad avermi colpito, tutti ragazzi a posto e senza teste calde, con un mister come Bisoli che è attento alla squadra. Il gruppo per me è sacro ed è l’ingrediente principale per le grandi imprese. Anche i giovani sono bravi, tra questi Parigini che conoscevo dai tempi del Torino. Drolè l’ho visto poco perché si è fatto male, ma Zebli a Crotone è stato grande e Zapata avrà una gran carriera. Poi c’è Bisoli che è molto esperto di questa categoria e mi ha impressionato come persona: mi è sembrato un uomo vero e schietto che parla in faccia, cosa non comune nel mondo del calcio. Se riusciremo ad arrivare ai playoff sono sicuro che potremmo essere la mina vagante per tutti e riuscire nella grande impresa. Il mio primo gol in biancorosso a Crotone è stato emozionante, soprattutto perché ne avevo sbagliato uno prima. Spero di farne altri… La Serie A? Mi manca ma obiettivamente nelle ultime stagioni vissute nella massima serie non sono state buone ed è quindi giusto ripartire dal basso. Il sogno è tornarci da protagonista con la maglia del Grifo”.

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