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IL PUNTO - Grifo, le ragioni di una sconfitta inspiegabile

Una doccia gelata dopo la serie di cinque risultati utili consecutivi. Nessuno avrebbe immaginato una sconfitta contro l'Ascoli.  Ma analizzando bene l'ultimo mese e il campionato del Grifo non era un azzardo pensare ad un risultato positivo dei marchigiani.

Perché  in queste cinque partite che hanno preceduto il match contro l'Ascoli il Perugia aveva fatto qualcosa di  straordinario: in una situazione di classifica delicatissima aveva  vinto tre scontri diretti su quattro  (tra cui l'attesissimo derby) ed espugnato il Sant'Elia quando ancora la squadra di Rastelli sembrava un'armata imbattibile tra le mura amiche. Lo ha fatto con una squadra ridotta ai minimi termini e con 4-5 titolari sempre fuori.

Il Perugia era stato perfetto, ma anche fortunato: immaginate voi cosa sarebbe successo se Ceravolo avesse segnato nel derby a tu per tu con Rosati nel primo tempo. Oppure se il Cagliari avesse realizzato un gol nei primi minuti della partita (due paratone di Rosati).

Il Perugia era stato favorito da questi episodi e poi bravo a costruirci intorno partite gagliarde in cui ha capitalizzato al massimo  le poche occasioni avute . E chi pensava che sabato sarebbe stata una passeggiata si sbagliava di grosso. Nella prima mezz'ora il Perugia ha giocato discretamente , ma l'Ascoli l'ha atteso bassissimo, attaccando le due linee, intasando tutti gli spazi e  rinunciando  completamente alla fase offensiva per poi riuscire a sfruttare l'unica occasione avuta con un  gran gol  di Jantko, bello nell'esecuzione ma assolutamente casuale.

Il Perugia si è trovato sotto all'intervallo e con la necessità di sostituire Spinazzola e ricostruire una linea  difensiva già ridotta ai minimi termini che in occasione del 2-0 subito dopo sette minuti ha palesato tutta le sua scarsa attitudine a muoversi da reparto. Con due gol da recuperare e con una panchina  limitata dalla condizione di alcuni (Ardemagni, Bianchi, Fabinho) riaddrizzare la partita è diventato impossibile per una squadra che aveva ricostruito la sua classifica con un atteggiamento speculare, tranne che  a Lanciano dove si era visto qualcosa di diverso (più possesso palla e squadra più alta) grazie alla  presenza di Guberti  , la vera "chiave" in termini tecnici e tattici. 

Guberti: come Parigini, Drole, Belmonte, Del Prete, Spinazzola e anche Marco Rossi. E mettiamoci pure Bianchi, Ardemagni e Fabinho che non sono nemmeno al 50% della condizione. Dicono che le assenze non devono rappresentare un valido motivo per giustificare questa  sconfitta. Ma secondo la nostra opinione bisognerebbe ricordarsi delle condizioni con cui sono state ottenute certe vittorie. 

In questi mesi di perenne emergenza il Perugia ha dimostrato non può permettersi di subire gol, perché  non ha le risorse e i giocatori in grado di ribaltare la partita aprendo le difese avversarie. Per questo che va meglio in trasferta, dove la squadra si compatta e punta  a giocare di rimessa. 

Quanto alla querelle sul gioco in fase offensiva di Bisoli il tema è diventato stucchevole. Bisoli è così,  chi mastica calcio sa delle caratteristiche di questo tecnico. Tirarle fuori ad ogni sconfitta sa tanto di "io l'avevo detto". E questo atteggiamento è la fine della critica e la vittoria del populismo.

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