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Giunti: Fui vicinissimo al Grifo. Le punizioni di Gaucci e l'incrocio con il Gale...(FOTO)

 

Giovanni Giacchi, giornalista professionista, appassionato sin da piccolo del Perugia, ci invia da Macerata questa intervista con Federico Giunti. Il prossimo mese uscirà il suo libro: "Un Grifo all'altezza del cuore". 

di Giovanni Giacchi

Un giorno allenerai il Grifo? “Sarebbe una grande cosa. Come allenatore, il mio è un percorso di crescita. A dire il vero, tre anni fa, quando la società cambiò Battistini, ci sono andato vicino alla panchina del Perugia. Ma poi firmai per il Castel Rigone di Cucinelli”.

Ci sono giocatori che rimangono Grifoni tutta la vita e uno di questi è Chicco Giunti, che sta facendo benissimo alla Maceratese in Lega Pro. Sta portando infatti la formazione marchigiana a una salvezza insperata, visto che non c’è più una società, i stipendi non sono pagati da tanto tempo e il fallimento è dietro l’angolo. Giunti è riuscito in quello che si chiama miracolo sportivo: un gruppo corazzato che ha badato solo a giocare bene. “Arrivai al Grifo con Buffoni allenatore nella stagione 91-92, in quella squadra giocavano Dossena, Di Carlo e Nitti. Feci venti presenze e da lì cominciò la mia ascesa. Avevamo una grande squadra e non essere promossi – l’ultima di campionato a Barletta pareggiamo soltanto – ci diede una grande amarezza”. “L’anno dopo – continua il ragazzo di Città di Castello che poi fece le fortune di Parma e Milan – vincemmo lo spareggio di Foggia con L’Acireale (anche col trio pescarese Camplone-Gelsi-Pagano), ma non andammo su, per la famosa vicenda del cavallo dato all’arbitro fermano Senzacqua”.

Che ricordo ha di Gaucci? “Ho cominciato ad apprezzarlo quando è andato via. Voglio dire, ci faceva fare tanti ritiri, ma alla fine ha colto i risultati che voleva. Infatti facevamo gruppo contro di lui e le sue punizioni e vincevamo le partite”. “Il terzo anno a Perugia venne Galeone. Se non l’avessi incontrato non avrei fatto undici anni di serie A. Giocavo sino allora come quarto di centrocampo, fu lui a inventarmi play davanti alla difesa. Una persona a cui devo molto”.

In quella formazione la mediana dettava: Giunti, Goretti, Allegri. “Siamo rimasti amici. In particolare di Max già si intuiva, leader com’era in campo, quale carriera avrebbe fatto. Dava sempre la lettura giusta al gioco”. Oggi Chicco Giunti, oltre a dare un grande gioco alla Maceratese come il suo predecessore Bucchi, deliziando i tifosi marchigiani, che lo adorano anche per aver lavorato in condizioni proibitive, ha una scuola calcio, la “Federico Giunti-Milan Academy”. E’ un ragazzo d’oro che ha appiccicata addosso la maglia del Grifo. Scommettiamo che il Presidente ha il suo nome nell’agenda. Il giorno verrà.

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