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Castellini: Col Goro ci tremavano le gambe. La faccia di Gaucci allo Zaccheria, le scintille col Gale...(FOTO)

 

Marcello Castellini oggi ha 44 anni. È stato uno dei perugini che ha giocato con la maglia del Perugia negli anni ruggenti di Gaucci. Vive  a Bologna da quasi un ventennio . "Il fisico è quello di una volta, anzi anche meglio perché la vera svolta è stato smettere di fumare 15 anni fa - attacca l'ex difensore. A Bologna sto bene, è 17 anni che sono qua. Il mio legame con Perugia e però ancora fortissimo , mamma  ed uno dei miei due fratelli sono rimasti lì , mentre l'altro vive vicino Bastardo, in provincia".

 Oggi Castellini è  responsabile tecnico del centro tecnico federale di Castenaso, una struttura che quest anno ha curato la crescita sportiva di un centinaio di ragazzi. Vive a Casalecchio di Reno: " Sotto il mio appartamento c'è quello di Renato Olive, con lui siamo diventati grandi amici ai tempi di Bologna. Sono stato io a fargli   comprare casa a Casalecchio. Anche lui ha deciso di fermarsi qua, inoltre è anche nello staff di Donadoni. Quest'anno ho rivisto Roberto (Goretti ndr) a Verona prima della trasferta di  Carpi: ha fatto e sta facendo un lavoro eccezionale, con un budget limitato e con la politica dei giovani allenatori in ascesa. Bucchi ha fatto bene ed è normale che abbia accettato il Sassuolo, mi pare che la scelta di Federico (Giunti ndr) vada nella stessa direzione. Manca solo la ciliegina sulla torta, la promozione in Serie A".

Spazio ai ricordi quindi: "Ogni volta che rivedo Goretti ci viene in mente  quando dal ritiro di Bastiola prendevamo il pulmann per andare al "Curi". Nelle giornate calde sentivamo sempre le gambe pesanti e quando entravamo in campo ci sentivamo spossati. Era ovviamente una sensazione che avvertivamo quando giocavamo in casa, il pubblico e quell'ambiente facevano tremare le gambe,  perché poi in trasferta non succedeva mai. Poi io e Roberto eravamo anche grandi tifosi del Grifo, ricordo nitidamente una trasferta in macchina a vedere il derby di Terni. Fui l'unico ad essere arrivato allo stadio con l'auto".

 Quella fu l'unica trasferta da tifoso , perché poi Marcello le ha fatte tutte da calciatore. "Quella di Foggia per lo spareggio con l'Acireale rimarrà indimenticabile, anche per l'epilogo. Ricordo di aver avuto una sensazione strana quando vidi la faccia di Gaucci negli spogliatoi a fine partita, come se sapesse che qualcosa non andasse ed è una cosa che riaffiora a ripensarci anche adesso . Quella trasferta però fu unica: spostare cosi tanta gente in una città lontana  come Foggia fu il risultato di una stagione  in cui tutte le componenti avevano vissuto in sinbiosi per tutto l'anno. Ricordo che da dicembre, dal martedì al sabato, andavamo in ritiro a Norcia e durante la settimana ricevevamo le visite dei dirigenti e di tantissimi tifosi. Il distacco che c'è in genere tra le componente societaria, squadra e tifosi  si era azzerato,  parlavamo  e scherzavamo , ricordo tantissimi gavettoni, si era creato un rapporto di amicizia e simpatia che i risultati aiutarono a rinsaldare. Poi allo stadio ognuno faceva la sua parte e tutti tornavamo a rivestire i rispettivi ruoli, ma Foggia fu la sintesi di quella straordinaria annata : quella partita non la potevamo perdere. Quando vidi Traini spingere dentro il traversone di Pagano ho provato una sensazione che non si è ripetuta più. Bellissima. 

La promozione e quel campionato furono il trampolino di lancio per Marcello Castellini, che di quella squadra e in quella partita fu grandissima rivelazione e protagonista." Oggi a 44 anni penso che avrei potuto fare di più, forse ho raggiunto una maturazione in un età più avanzata. La serietà e la disciplina sono qualità importantissime per chi vuole fare sport a livello professionistico e io sono arrivato a ragionare in questa ottica forse un po troppo tardi. Anche se è vero che strada facendo rifiutai squadre importanti (Inter con Zaccheroni, Roma con Prandelli). Stessa cosa quando  non andai alla Lazio per  venire a Bologna su insistenza di Ulivieri".

Quindi l'esperienza bis di Perugia, tre anni dopo:  "Quando tornai c'era Galeone con il quale ebbi un ottimo rapporto, ma anche dopo  con Scala e gli ex compagni di Parma. Con Galeone le cose precipitarono perché Gaucci era un personaggio dotato di grandissima personalità e non aveva paura di niente, quando si metteva una cosa in testa non ce n'era per nessuno. Ricordo che dopo la partita di coppa contro la Nocerina rientrammo negli spogliatoi e trovammo una sua frase sulla lavagna in cui ordinava il ritiro. In un'altra circostanza (amichevole estiva al Curi contro il Parma) arrivammo allo stadio e ad attenderci c'era Ghirelli che obbligò Maurizio Trombetta (il vice del Gale) a scendere dal pulmann perché gli era stato impedito l'accesso  nell'area spogliatoi.Queste cose generarono un clima che  si tradusse in una rottura".

Il pensiero si ferma ancora al passato e alle persone veramente importanti: "Se mi chiedi le persone che mi vengono in mente quando penso al  Perugia, ti rispondo Angelo Montenovo, Renzo Luchini, Alberto Tomassini e Walter Sabatini : Renzo e Alberto sono due icone del Grifo, a Walter sono legatissimo perché fu lui a portarmi al Perugia. Angelo però è quello che per me rappresenta il Perugia, se potessi lo farei lavorare con me fino a quando ne avrebbe voglia. Lui è un allenatore che ti insegna calcio anche nella tecnica e poi è una persona eccezionale: con lui erano contento anche chi giocava  poco, è stato e sarà per tanti di noi ex grifoni che sono partiti dal settore giovanile una persona unica". 

Infine Giunti: "Con Chicco ci siamo persi di vista, lo rincontrai al "Curi" per Perugia per Sendai  e adesso che è il nuovo allenatore del Grifo farò certamente il tifo per lui. Mi auguro che insieme a Roberto possa riconquistare la A anche in queste vesti, sarebbe il coronamento di un percorso stupendo fatto da personaggi da sempre legati al Perugia". 

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