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Bergomi: In famiglia tutti milanisti, ecco perché mi chiamano zio (FOTO)

 

 

Nella mia famiglia e nel mio paese erano tutti milanisti”. Ha sdoganato la sua giovane passione rossonera Beppe Bergomi, lo zio del calcio italiano, a Perugia per presentare il libro “ Bella Zio”. Sul  palco del Gherlinda  insieme allo psicologo Samuele Robbioni  e Jack Sintini, dell’associazione “Forza e Coraggio”.

Quando fui scelto nei provini mi diagnosticarono i reumatismi nel sangue, ma non mi dispiacque tornare a casa perché comunque sapevo che avrei giocato con i miei amici, quelli dell’oratorio. Giocare per strada è stato importantissimo, era puro divertimento”.

Nell’incontro del Gherlinda Bergomi ha esaltato la figura Enzo Bearzot: “Un grande allenatore e un grande uomo che mi ha insegnato tanto. Una volta segnai in campionato il  gol del 4-1 contro L’Ascoli ed esultai tantissimo. Nella  convocazione successiva Bearzot mi  disse che sarebbe stato meglio se mi fossi contenuto perché L’Ascoli , con quella sconfitta, sarebbe retrocesso”.

Poi i ricordi Mundial, la sostituzione nella partita contro il Brasile e la finale contro la Germania, quando gli fu comunicato che avrebbe giocato al posto di Antognoni: “Me lo disse Tardelli, dicendomi che avrei dovuto marcare quello biondo, che altro era che Rummenigge. A Tardelli chiesi perché avrei giocato al posto di Antognoni che era un centrocampista; lui mi rispose di non preoccuparmi. Il gruppo era fondamentale. In quegli anni Pruzzo era uno dei giocatori più forti della Serie A, ma Bearzot ritenne che per il gruppo era più funzionale Selvaggi, che infatti fu convocato per quel mondiale spagnolo.

Bergomi racconta il suo primo contratto da professionista, firmato dopo il mondiale spagnolo: “Mi presentai con mia mamma e mi offrirono 24 milioni: non era tanto rispetto a quello che prendevano altri miei compagni, ma mia madre mi disse di non pensarci e velocemente accettai.

Quindi la sua esperienza all’Inter: “Per me era una seconda pelle, essere capitano ha  significato tanto, era l’esempio. Arrivare primo all’ allenamento, andarsene per ultimo ed essere a disposizione di tutti i compagni, specie quelli stranieri. Era una grande responsabilità ed è stato un grande onore.

Infine Bergomi racconta del perché del soprannome zio: “Nello spogliatoio del’Inter sedevo insieme a Marini, che era delle mie parti. Mi chiese quanti anni avevo, risposi sedici: sembri mio zio replicò...

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