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De Stefanis: Lo sputo di Brunetti a Kieft, il gol di Dondoni a Padova. Quell’anno meritavamo la Serie A (FOTO)

 

 

“Mi chiamò Nassi che era il direttore sportivo del Perugia. Voleva portarmi al Perugia e incontrarmi a Terni il giorno successivo. Ero orientato a provare l’esperienza a Bologna da cui ero stato contattato e avevo risposto a Nassi di risentirci fra giorno. Ed invece la mattina successiva , era luglio ed era il periodo delle vacanze, si presentò sotto casa a Roma al Bar Luna con un cesto di trecento rose rosse per mia moglie che era incinta e mi convinse sul progetto di Spartaco Ghini che voleva andare in Serie A. 

La cosa bella è che alcuni giocatori, come Corrado Benedetti, mi accompagnarono in giro per trovare casa. Chi stava a Perugia aiutò molto i nuovi ad inserirsi: andai a vivere a Madonna Alta nella casa che fu di Renato Curi.” 

A parlare Massimo De Stefanis a Grifo Ricordi di UmbriaTv. 

De Stefanis ricorda quella squadra: ”Andavamo quasi sempre sotto, ma eravamo forti mentalmente e con giocatori di grande personalità e le partite le recuperavamo sempre. Quell’anno facemmo 48 punti che non ci bastarono per andare in A, gli anni precedenti ne bastavano 42-43.

Contro il Taranto feci il gol più bello della mia carriera, una punizione dallo spigolo dell’area di rigore con palla all’angolo opposto”.

De Stefanis ricorda la decisiva sfida di Pisa: “Era uno scontro diretto e perderlo ci lasciò qualche scoria . L’espulsione di Brunetti sull’1-1 per uno sputo a Kieft ci condiziono negativamente, anche se il gol del 2-1 dello stesso Kieft fu viziato da un fallo sul sottoscritto. 

A Bari fui espulso per doppia ammonizione dopo sette minuti, ricordo che andai nello spogliatoio perdendo il lume della ragione: mi placò proprio il dottor Nassi, fu una cosa dura da digerire. Saltai per questo un’altra gara decisiva, quella successiva contro la Triestina finita zero a zero. Agroppi simpaticamente mi disse che ero uno stronzo, perché saltai quella gara che a suo parere avrei vinto da solo.

Rientrai contro il Lecce, altro scontro diretto, in cui ci dovemmo accontentare del pareggio. Ma il nostro campionato si decise a Padova dove ci raggiunsero nel recupero con Dondoni che sfrutto uno scivolone di Rondini e una uscita a metà strada di Pazzagli. Ricordo un gesto di stizza di Amenta e la furia di Benedetti che nello spogliatoio spaccò tutto.

L’anno successivo- ha detto ancora l’ex numero dieci-  Agroppi voleva portarmi a Firenze ed invece non se ne fece nulla facendomi arrabbiare molto.Non si fece più vivo è destino volle che reincotrai Agroppi per una partita di Coppa Italia a Firenze: ero infortunato ma volli andare lo stesso. Quando vidi Agroppi scendere le scalette glie ne dissi quattro, ma gli voglio un gran bene perché a me diede tanto”.

La stagione successiva nacque male e fini peggio con il calcio scommesse e la retrocessione all’ultima giornata contro l’Arezzo al Curi: “Un’annata brutta, per me, per i tifosi e la città. Io mi sentivo pulito, ho dato il massimo anche se a volte non riuscivi a dimostrarlo sul campo. Questo fardello era insostenibile, solo chi sta dentro può capire queste cose. Se avessi saputo sarei intervenuto, da capitano e da uomoLo dico sempre ai ragazzi che alleno:In quei 90 minuti devono pensare solo a divertirsi e lasciare tutto il resto fuori”.

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