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Di Livio: Perugia nel cuore, Byron Moreno un truffatore. Il mio idolo? Bruno Conti (FOTO)

 

 

A Perugia mi portò una delle persone più importanti della mia carriera Piero Aggradi, che poi mi volle anche a Padova. Perugia era una piazza che aveva una storia calcistica importante e la volli perché mi consentisse di proseguire di coltivare il sogno di giocare ad alti livelli”.

Lo ha detto Angelo Di Livio a Grifo Ricordi di UmbriaTv .“Eravamo una squadra forte guidata da un allenatore come Colautti che mi capì subito. In quella squadra c’erano tanti leader, come il nostro capitano Tiziano Manfrin.  Di quella stagione ricordo tutto, avevamo delle responsabilità nei confronti della piazza che era scivolata in basso .

Tutti ci volevano battere, ma i tifosi che ci accompagnavano in tutte le parti ci diedero una spinta incredibile. Facevamo calcio con qualità e anche carattere, che è stata la cosa fondamentale. 

Poi l’addio: “Andai via nell’ambito dello scambio Di Livio Fermanelli e con me a Padova arrivò anche Colautti”.

Di Livio racconta anche la chiamata della Juve: “Era un giorno di permesso quando mi chiamò Boniperti, gli chiusi il telefono in faccia credendo ad uno scherzo. Il giorno dopo firmai in sede il contratto, ma Boniperti mi disse che avrei dovuto tagliarmi i capelli. Esordì in campionato proprio qui a Roma contro la Roma, nello stadio dove poi vinsi la Champions League”.

Di Livio racconta: “Per il grande professionista la Juve ha le porte aperte, altrimenti la tua permanenza è destinata ad essere di passaggio. Ho giocato con grandi campioni, uno su tutti Gianluca Vialli, un vero leader che ci trascinò in tutto e per tutto. Ritrovai un grande Fabrizio Ravanelli, ma anche Del Piero e Roberto Baggio, il grande Roberto Baggio. Il loro dualismo? Preferisco averne di campioni così piuttosto che non averne. Giocare nella Juve è stato un grande orgoglio”. 

Capitolo Fiorentina: “Mi accolsero come gobbo di m, ma ci misi poco a convincerli, bastò un preliminare di Champions. Poi rimasi dopo il fallimento ed è stata un’ esperienza bellissima, andavamo dappertutto con migliaia di tifosi, un po’ come accadde a Perugia in quella stagione di C2. Incontrare il Perugia allo spareggio mi fece male, ma purtroppo questo è il calcio che per me è passione e sentimento. Firenze è stata una storia romantica e bellissima che racconto ancora a mio figlio: gli dico sempre che se uno gioca con la maglia addosso dà molto di più. E ti fa voler bene dai tifosi , io sono stato benvoluto da tutte le tifoserie”.

Mondiali del 2002: “Byron Moreno è stato uno dei personaggi più loschi della mia carriera: dopo l’espulsione di Totti contro la Corea gli dissi che era un figlio di p...ma la fine che ha fatto, arrestato per spaccio di eroina a New York, ha dimostrato che era un truffatore”. 

Ho fatto tanti sacrifici- ha concluso Di Livio- e tutto quello che ho fatto me lo sono meritato, ho fatto la gavetta vera, a Nocera non prendevo i soldi”.

Gli idoli di gioventù: “il mio idolo è stato Bruno Conti, me lo mangiavo con gli occhi”.

Infine i saluti: “ai giovani dico che chi ha la fortuna di andare a Perugia deve sapere che è una piazza che permette di crescere giocatori importanti e campioni. Sono orgoglioso di dire che la maglia numero sette l’ha indossata anche Di Livio, porto Perugia nel cuore e forza Perugia.”

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