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Il punto: quelle parole (di Santopadre e Goretti) che suonano d'allarme: Bisoli al crocevia

Ci risiamo: dopo l’inopinata battuta d’arresto di Ascoli il Perugia si ritrova praticamente dov’era prima del blitz di Terni nel derby. E non tanto per la sconfitta in sé, quanto piuttosto perché incassata da una squadra che era sull’orlo del baratro dopo cinque ko di fila e che per di più ha giocato in dieci dall’inizio della ripresa (quando il risultato era ancora sullo 0-0), con i biancorossi che hanno sì tenuto il pallino del gioco per gran parte del match ma faticando ancora una volta troppo a creare pericoli reali per il portiere avversario, se non con le conclusioni dalla distanza di un volenteroso Lanzafame.

ESAME FALLITO - Al Del Duca la squadra di Bisoli ha fallito un importante esame di maturità, perché con i tre punti si sarebbe dato tutt’altro senso ai quattro risultati utili precedenti e i Grifoni si sarebbero ritrovati a una sola lunghezza dalla zona playoff, con la partita casalinga di sabato prossimo contro il Brescia come occasione d’oro per spiccare definitivamente il volo e dare un segnale forte a tutte le altre concorrenti.
Dalle Marche si è tornati invece con la solita sensazione del “vorrei ma non posso”, dopo 13 gare il Perugia è ancora pericolosamente vicino alle zone calde della classifica e si registra inoltre una prima reale spaccatura tra il tecnico e i tifosi (anche quelli che rimproveravano a Camplone un eccesso di estetismo a discapito della praticità e che finora lo avevano sempre sostenuto), ma anche tra il tecnico e la società.

I TIFOSI DELUSI - I circa 800 sostenitori presenti ad Ascoli non hanno gradito la mancanza di cattiveria del Grifo, in una gara molto sentita dal pubblico delle due squadre e contro un avversario con l’acqua alla gola, che aveva tutto da perdere in questa sfida. Anche per questo una rappresentanza degli ultras è salita sul pullman della squadra durante il viaggio di ritorno, contestando al tecnico la mancanza di gioco e di mordente oltre alle dichiarazioni post-partita in cui Bisoli (come del resto è giusto, fisiologico e normale che faccia) ha difeso la squadra definendo buona la prestazione in campo, tranne che per l’assenza di quel cinismo che è forse l’arma più importante in un campionato equilibrato ed estenuante come la Serie B. E chi non era al Del Duca ha affidato il suo pensiero ai social sul Web, a sua volta contestando la disamina del match fatta dal timoniere biancorosso.

LA SOCIETA’ PUNGE - Una prova quella dei Grifoni che di certo non avrà fatto piacere nemmeno alla società, che negli ultimi giorni aveva lanciato diversi messaggi all’allenatore emiliano. Prima con Santopadre giovedì scorso durante la presentazione del Campionato dei Tifosi (“Ho fiducia in Bisoli perché è un grande lavoratore e sono sicuro che prima o poi riuscirà a far quadrare il cerchio, ma come ho tenuto un allenatore tre anni ne ho anche mandato via uno dopo tre giorni: contano i risultati”) e poi con il diesse Goretti che ha parlato alla vigilia della trasferta ascolana (proprio al posto del tecnico, come spesso succedeva anche nell’era Camplone) e tirato diverse frecciatine (“Col Lanciano abbiamo vinto ma è stata la nostra peggior prestazione”, o ancora “Un caso Alhassan? Bisoli deve rapportarsi con il medico e non con i giornalisti”).

PERCHE ACCADE QUESTO? -Il timore è che sia iniziato un valzer di responsabilità che potrebbe far da preludio a qualcosa di inimmaginabile fino a qualche tempo fa. Ed è ancor più preoccupante che sia accaduto dopo 4 risultati utili consecutivi, segno evidente di un nervosismo che le parti faticano a tenere dentro le mura dello spogliatoio. E si sa come poi rischiano di finire certe cose...

NUMERI PREOCCUPANTI - Gli alibi al tecnico non mancano, dal mercato incompleto fino all’emergenza infortuni di un inizio di stagione da brividi, in cui praticamente non ha potuto quasi mai contare sugli attaccanti Parigini e Fabinho, ha perso quasi subito Salifu (e poi Rizzo) ritrovandosi costretto a lanciare i baby Drolé e Zapata ed è rimasto praticamente senza un terzino sinistro di ruolo visto che Alhassan si trascina un’infiammazione al ginocchio praticamente dal suo arrivo (ma chi doveva verificarne le condizioni prima di ingaggiarlo a titolo definitivo dall’Udinese con un contratto pluriennale?). Bisoli, Alhassan a parte e almeno nelle dichiarazioni ufficiali, non si è mai lamentato ed è riuscito a tenere la barra dritta in una situazione difficilissima, come dimostrano la vittoria del derby e i tre risultati utili successivi. Ma prima col Lanciano e poi ad Ascoli, dove peraltro ha perso nel primo tempo anche l’altro terzino Del Prete per infortunio, sono riemersi alcuni difetti che sembrano strutturali e che dunque preoccupano, nonostante il campionato resti lunghissimo e l’obiettivo playoff sia ancora ampiamente raggiungibile. Senza contare che comunque dopo 13 gare i numeri iniziano a dare indicazioni sgnificative: 3 vittorie (una a Terni), 6 pareggi (2 in trasferta) e 4 sconfitte (nessuna al Curi dove il Grifo non ha nemmeno incassato reti) non sono certo uno score da squadra di vertice. Il Perugia poi non ha un organico per puntare alla vittoria diretta del campionato, ma fa comunque impressione vederlo a -14 dal Cagliari capolista.

DIFETTI STRUTTURALI - Analizzando inoltre nel dettaglio le varie partite, l’impressione è che il Perugia fatichi molto di più con le cosiddette “piccole”, squadre che si limitano a difendere con tutti gli effettivi dietro la linea della palla e a chiudere gli spazi. Da qui la sconfitta nella tana di un Ascoli rimasto con l’uomo in meno, ma prima ancora lo 0-0 casalingo con l’Entella e la mancanza di pericolosità contro un Crotone in dieci uomini al Curi per tutta la ripresa e un Cesena ridotto addirittura in nove. A fare da contraltare le buone prove offerte proprio con i romagnoli (che almeno inizialmente se l’erano giocata a viso aperto), col Cagliari o in casa della Salernitana, dove i pareggi sono arrivati però al termine di gare più emozionanti e in cui il Grifo ha sì rischiato ma anche messo paura agli avversari. Con una fase difensiva di altissimo livello e una compattezza di squadra tutto sommato invidiabile, Bisoli si affida alle ripartenze senza però avere gli elementi adatti a questo gioco, soprattutto il centravanti Ardemagni troppo spesso isolato e costretto ad arretrare il suo baricentro di azione per aiutare la squadra invece di sfruttare le sue doti sui cross dal fondo che il Perugia propone soprattutto con Del Prete, ma che non riesce a sfruttare perche tra infortuni e squalifiche vicino ad Ardemagni il tecnico non ha mai potuto schierare una seconda punta di ruolo.

Cosi l'organizzazione  offensiva tende ad affidarsi soprattutto alle qualità dei singoli che però finora stanno dimostrando di non avere il gol nel sangue (e a parte Ardemagni e l’attesissimo Guberti il loro curriculum parla chiaro). Poi il solito discorso del contropiede: il Perugia tende a svilupparlo con troppa lentezza, mentre all'Ascoli ieri sono bastati due passaggi per andare in porta ( e qui c'entra anche la scelta dei giocatori per interpretare un certo tipo di gioco).


LA RESA DEI CONTI? - Problemi su cui si può comunque lavorare e porre rimedio sul mercato di gennaio, a patto che si remi tutti dalla stessa parte e ci sia ancora unità di intenti tra società e allenatore. Bisoli, che il campionato cadetto lo conosce come le sue tasche per averlo già vinto due volte a Cesena, ha chiesto pazienza e di non guardare la classifica fino a dicembre, sostenendo che i campionati si vincono da marzo in poi. Il presidente Santopadre lo ha assecondato difendendo la scelta fatta in estate, ma la sensazione è che la sua fiducia sia ormai a tempo e che la sfida di sabato al Curi possa essere già decisiva per le sorti di un Grifo che non sta rispettando le ambizioni del numero uno biancorosso e della piazza. Come prima del derby Bisoli e i suoi ragazzi contro il Brescia avranno un solo risultato a disposizione e dovranno ottenerlo oltretutto cancellando le ombre pericolosamente riemerse negli ultimi due match. Altrimenti tutto è possibile: la “controrivoluzione” potrebbe già essere dietro l’angolo.

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