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Banca Italia: l’economia in Umbria prima e dopo il lockdown

  • Categoria: Economia
  • di Francesca Rizzi
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La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia dell’Umbria in una fase di ripresa ancora debole. A restituire una fotografia non proprio positiva dell’economia della nostra regione è il rapporto della Banca d’Italia. Nel 2019 la ripresa dell’attività del settore produttivo umbro è rimasta debole, il PIL era aumentato dello 0,5 per cento. Nell’industria il valore aggiunto e il fatturato erano tornati a flettere e le esportazioni avevano interrotto una lunga fase di espansione. E poi la pandemia che è arrivata come uno tsunami sul 2020. In Umbria i primi casi sono stati rilevati alla fine di febbraio. E in seguito a questo, a partire dall’ultima settimana di marzo l’attività economica regionale ha subito pesanti ripercussioni per via delle misure di sospensione nei settori non essenziali. Gli operatori si attendono che il recupero dell’attività nella seconda parte dell’anno sarà molto parziale. Le stime più recenti dell’Agenzia Umbria Ricerche indicano per il 2020 un calo del PIL di intensità lievemente inferiore rispetto agli scenari previsivi per il Paese. Le ricadute sul mercato del lavoro sono state considerevoli. Nel mese di marzo si evidenzia una caduta del numero di assunzioni di lavoratori dipendenti di intensità superiore alla media italiana (-52,5 contro -50,9 per cento). E poi ci sono le famiglie umbre, le cui condizioni sono destinate a peggiorare per gli effetti dell’emergenza economica sul reddito disponibile. Le prospettive incerte hanno frenato i consumi, previsti da Confcommercio in calo del 7 per cento nell’intero 2020, e la domanda di finanziamenti. Concludiamo con una fotografia dell’economia umbria in Europa negli ultimi 20 anni. All’inizio degli anni duemila la nostra regione si collocava in un gruppo di regioni europee con un PIL pro capite superiore di circa un quinto alla media dell’Unione europea. Ma la caduta dell’attività economica nella fase recessiva e il più lento recupero degli ultimi anni ne hanno determinato un declino del posizionamento nel contesto europeo: il PIL pro capite regionale è sceso all’83 per cento della media.
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