Scandalo Gesenu-Tsa, da Corte dei Conti condanna da 25 milioni

Scandalo Gesenu-Tsa, da Corte dei Conti condanna da 25 milioni

Torniamo a parlare dello scandalo Gesenu-Tsa perché è arrivata una stangata della Corte dei Conti ai danni di Gesenu, Consorzio Gest, Tsa Trasimeno oltre che di Giuseppe Sassaroli (ex direttore generale Gesenu), Giuliano Cecili (Gesenu), Luciano Sisani (Tsa), Roberto Damiano (Gesenu) e Luca Rotondi (Tsa).

Sono stati condannati a pagare 25 milioni di euro.

A emettere la sentenza la Corte dei Conti dell’Umbria (sezione giurisdizionale presieduta da Piero Carlo Floreani) in merito a all’inchiesta che in gergo è stata ribattezzata “Spazzatura d’oro connection“ che oltre ai risvolti penali adesso è arrivata a una prima conclusione dal punto di vista erariale.

Nei confronti delle società e dei dirigenti che si occupavano della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti, la Procura della Corte contabile aveva chiesto nel 2017 “a titolo di dolo” il risarcimento del danno di 25,3 milioni in favore dei 24 Comuni serviti dalle stesse società.

Dalle indagini effettuate nel 2016 dal Corpo forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza era emerso, in sintesi, che i rifiuti urbani tra il 2013 e il 2015 non venivano trattati come era invece previsto dal contratto di appalto (del valore complessivo di circa un miliardo di euro) e dalle norme ambientali negli impianti di Pietramelina e Borgoglione. Il tutto per risparmiare sui relativi costi.

E quei 25 milioni sarebbero dunque stati i profitti illeciti frutto di quelle operazioni contestate dalla procura contabile e riconosciute come tali dai giudici della Corte dei Conti.